Facciamo un gioco. Indossiamo i panni di Mazzarri, per un pre-partita.
Manchester City – Napoli. Esordio in Champions. Dopo un’annata trionfale, il Napoli torna in coppa campioni dopo ventuno anni. Le nuove generazioni sono al loro esordio da tifosi e la pressione della piazza è altissima.
Purtroppo l’urna ti ha destinato un girone di ferro. Bayern Monaco, Manchester City e Villareal. Realisticamente, si può puntare al massimo a un terzo posto con scivolo in Coppa Uefa.
In campionato invece, sembra che te la puoi giocare: l’Inter è allo sbando, la Roma e la Lazio sono outsider e la Juve ha cambiato tanto. Te la devi giocare col Milan, difficile ma non impossibile. E domenica, al San Paolo, ospiti proprio il Milan reduce dalla trasferta di Barcelona.
Siamo solo alla seconda di campionato, è vero, ma una vittoria in casa con i campioni in carica darebbe ai tuoi uomini delle ali di entusiasmo che potrebbero portarti lontano.
Il buon senso ti suggerisce di schierare le seconde linee. Magari potresti giocare a Manchester con una difesa a quattro, Zuniga e Gargano per far rifiatare Dossena e Dzemaili, e in attacco Pandev potrebbe far valere la sua maggiore esperienza internazionale.
Ma questo è un ragionamento da PC Calcio. Nella realtà tu sei un uomo di mezza età che deve relazionarsi con dei ventenni che hanno corso e si sono dannati per anni per arrivare a giocare su quel palcoscenico. E adesso che ci sono tu, per un freddo calcolo razionale, dovresti chiedergli di accomodarsi in panchina per poi essere al massimo domenica contro il Milan… non potrebbe essere controproducente?
Visualizzazione post con etichetta Napoli. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Napoli. Mostra tutti i post
mercoledì 14 settembre 2011
sabato 9 maggio 2009
Napoli vs Sporting Lisbona
Sembrava solo una solare giornata di inizio autunno del 1989. Io avevo appena tolto il grembiule ed ero seduto a tavola con papà, mamma, Saverio, nonna e zio Salvatore. Non ricordo esattamente cosa ci fosse nel piatto quando mio zio mi disse: “Antò, vuò venì o’stadio oggi?”
Nel 1989 avevo 10 anni ed ero all’apice della mia carriera di PEC (1). Il calcio rappresentava una delle massime priorità della vita e sarebbero passati ancora alcuni anni prima che la gnocca avesse compiuto lo storico sorpasso.
Appuntamento impedibile per i PEC erano i magici mercoledì di coppa: maratone televisive in cui potevi assistere a partite con squadre dai nomi esotici e scoprire nuovi talenti del calcio mondiale. Di solito si iniziava dopo pranzo con un Vitosha Sofia vs Milan, per poi passare il pomeriggio facendo i compiti davanti a Roma vs Partizan Belgrado, fare merenda con pane, pomodoro e Malmoe vs Inter, cenare davanti alla diretta di Juventus vs Athletic Bilbao e crollare esausti durante la differita di IFK Norrkoping vs Sampdoria.
Tuttavia, nonostante il mio tesserino di PEC, ancora non ero mai stato allo stadio e il San Paolo rappresentava per me una sorta di monumento sulla strada verso l’Edenlandia (2). Ogni volta che ci passavamo con la macchina e mia madre me lo indicava, io poggiavo le mani sul vetro del finestrino e sognavo sforbiciate e contropiedi in quel tempio vuoto ma, non so perché, non pensavo mai che un giorno ci sarei potuto entrare per davvero.
Quel giorno fu mercoledì 27 Settembre 1989. Il Napoli affrontava lo Sporting di Lisbona per la Coppa UEFA. Ricordo che la prima cosa che mi colpì fu il verde brillante del prato, e poi lo spettacolo. Il calcio è l’unico spettacolo in cui lo spettatore esce di casa senza sapere se assisterà a un dramma o a una commedia e il dubbio può durare fino all’ultimo minuto, proprio come accadde quel giorno. La partita terminò con lo stesso risultato dell’andata: 0 a 0. Si andava ai tempi supplementari e, se da un lato mi dispiaceva di non riuscire a vedere l’esplosione del gol, dall’altro ero contento che quello spettacolo durasse il più possibile. Ai calci di rigore compresi che non ero l’unico al mondo ad avere bizzarri riti scaramantici e, quando Careca si avvicinò al dischetto e si alzò il coro: “Carè Carè Carè… tira la bomba tira la bomba…”, capii che in quel luogo ci sarei sicuramente tornato.
E ci tornai. Da allora sono stato tante volte a una partita di calcio in tante città diverse: Napoli, Roma, Milano, Piacenza, Copenaghen, Tallin, Rio de Janeiro… ma andare per la prima volta allo stadio e vedere Maradona fu come andare per la prima volta all’opera e ascoltare Mozart.
(1) Piccola Enciclopedia Calcistica.
(2) Lo stadio San Paolo si trova nelle vicinanze dell’ Edenlandia, il luna park di Napoli.
(3) Tratto da “Febbre a 90°” di N. Hornby
Nel 1989 avevo 10 anni ed ero all’apice della mia carriera di PEC (1). Il calcio rappresentava una delle massime priorità della vita e sarebbero passati ancora alcuni anni prima che la gnocca avesse compiuto lo storico sorpasso.
Appuntamento impedibile per i PEC erano i magici mercoledì di coppa: maratone televisive in cui potevi assistere a partite con squadre dai nomi esotici e scoprire nuovi talenti del calcio mondiale. Di solito si iniziava dopo pranzo con un Vitosha Sofia vs Milan, per poi passare il pomeriggio facendo i compiti davanti a Roma vs Partizan Belgrado, fare merenda con pane, pomodoro e Malmoe vs Inter, cenare davanti alla diretta di Juventus vs Athletic Bilbao e crollare esausti durante la differita di IFK Norrkoping vs Sampdoria.
Tuttavia, nonostante il mio tesserino di PEC, ancora non ero mai stato allo stadio e il San Paolo rappresentava per me una sorta di monumento sulla strada verso l’Edenlandia (2). Ogni volta che ci passavamo con la macchina e mia madre me lo indicava, io poggiavo le mani sul vetro del finestrino e sognavo sforbiciate e contropiedi in quel tempio vuoto ma, non so perché, non pensavo mai che un giorno ci sarei potuto entrare per davvero.
Quel giorno fu mercoledì 27 Settembre 1989. Il Napoli affrontava lo Sporting di Lisbona per la Coppa UEFA. Ricordo che la prima cosa che mi colpì fu il verde brillante del prato, e poi lo spettacolo. Il calcio è l’unico spettacolo in cui lo spettatore esce di casa senza sapere se assisterà a un dramma o a una commedia e il dubbio può durare fino all’ultimo minuto, proprio come accadde quel giorno. La partita terminò con lo stesso risultato dell’andata: 0 a 0. Si andava ai tempi supplementari e, se da un lato mi dispiaceva di non riuscire a vedere l’esplosione del gol, dall’altro ero contento che quello spettacolo durasse il più possibile. Ai calci di rigore compresi che non ero l’unico al mondo ad avere bizzarri riti scaramantici e, quando Careca si avvicinò al dischetto e si alzò il coro: “Carè Carè Carè… tira la bomba tira la bomba…”, capii che in quel luogo ci sarei sicuramente tornato.
E ci tornai. Da allora sono stato tante volte a una partita di calcio in tante città diverse: Napoli, Roma, Milano, Piacenza, Copenaghen, Tallin, Rio de Janeiro… ma andare per la prima volta allo stadio e vedere Maradona fu come andare per la prima volta all’opera e ascoltare Mozart.
Mi innamorai del calcio come mi sarei poi innamorato delle donne: improvvisamente, inesplicabilmente, acriticamente. (3)
(1) Piccola Enciclopedia Calcistica.
(2) Lo stadio San Paolo si trova nelle vicinanze dell’ Edenlandia, il luna park di Napoli.
(3) Tratto da “Febbre a 90°” di N. Hornby
Iscriviti a:
Post (Atom)